Due spunti più uno – Bocca di Magra

Qualcuno mi ha chiesto di riportare quanto ho detto a Bocca di Magra il 5 marzo, al raduno di volontarie e volontari, in due brevi interventi. 

Questo è il primo

A proposito del discorso di inizio anno di Maria Voce suggerisco due spunti, contenuti in due parole. L’una è «dialogo», citata da diverse delle persone che mi hanno preceduto. L’altra è «verità», citata da nessuno.

Verità

A proposito di «verità», ricordo una frase del Cardinale Biffi:

Per poter dialogare con uno, io devo prima di tutto essere me stesso. La premessa necessaria del dialogo è la propria identità affermata. Se noi aboliamo ogni identità e ci sciogliamo nella mentalità generale, non c’è dialogo.

Nel dialogo dunque, come Movimento ma anche come cristiani, manifestiamo nella verità la nostra identità, o scambiamo il «farci uno» con il ritirarci, con l’abdicare ai nostri valori, ai nostri simboli, alle nostre tradizioni, per paura di offendere gli altri?

Dialogo

Mentre porta avanti i cinque dialoghi, il Movimento mantiene un proprio dialogo interno? Per essere precisi, siamo sicuri che sia previsto – nella natura e struttura del Movimento – un dialogo interno? Incontri frontali, incontri sempre con un «perno», incontri cui si arriva senza essere stati informati sul programma (quindi impreparati al dialogo), estrema difficoltà ad accettare pareri in contrasto con quello proposto dai vertici (per cui si alzano immediate difese, si bloccano gli interventi, fino ad arrivare all’espulsione di chi si oppone) sembrano dire il contrario. Certamente è difficile pensare di dialogare con altri, se non c’è prima un dialogo tra noi.

La risposta non è ovvia. Un articolo su Nuova Umanità potrebbe far pensare a un’interpretazione diversa: comunione all’interno, dialogo verso l’esterno. Ma, una comunione senza dialogo, può aver senso?

Questo è il secondo

La seconda osservazione che ho fatto a Bocca di Magra il 5 marzo riguardava le presentazione della «zona Italia», da parte di Antonio, per la parte relativa alla comunicazione. Quando si parla di comunicazione, è facile pensare prima alla tecnica, ai modi, alle strategie, che alle persone.

Per cui ho voluto citare una (famosa) frase di Freeman Dyson (fisico e matematico), che vi riporto qui per intero:

Viviamo in un mondo in cui l’informazione è potenzialmente illimitata. L’informazione è a basso costo, ma il significato è costoso. E dov’è il significato? Solo gli esseri umani possono dirvi dove esso sia. Noi estraiamo il significato dalle nostre menti e dalle nostre vite.

Da cui, ancora una volta, la necessità del dialogo tra persone, dove la tecnica può essere supporto, mai il fine.